La democrazia non è più concetto da esportare. Ora c’è la stabilità

Nel commento conclusivo all’audizione avuta presso il Parlamento Europeo a Strasburgo Mario Monti ha parlato di Grecia e Germania.
È passato dalla culla della democrazia alla culla della stabilità.
Quanto sta accadendo in Grecia va visto in prospettiva storica.
Alcune cose che si stanno facendo al popolo ellenico sono di durezza eccessiva e anche criticabili.
Ma per anni la Grecia è stata il peggior catalogo di errori.
E vorremmo mica prendere a esempio di democrazia la corruzione, il nepotismo, l’assenza di concorrenza e il dominio dell’evasione fiscale?
Oggi invece serve fare riferimento a quella cultura della stabilità che è stata inventata in Germania e che ora è patrimonio di tutti e da cui con uno sforzo di equilibrio nascerà la nuova Europa.
Questo ha detto Monti.

Limite di spesa pubblica tendente a zero più

Le borse che oggi sono entusiaste dell’approvazione del pacchetto austerità da parte del governo greco, manifestando il sentimento con ampi rialzi, domani non faranno altrettanto. Non c’è bisogno di scommettere.
Qualcosa però vorrà pur dire che ci si ringalluzzisce al cospetto di centinaia di migliaia di nuovi poveri, per non dire indigenti.
Portando il pensiero all’estremo, in puro senso matematico, con una spesa pubblica tendente a zero i mercati finanziari tendono a infinito.
E dire che eravamo stati a scuola da chi ci spiegava che fra le virtù del mercato finanziario c’era quella di avere la lungimiranza necessaria per premiare lo sviluppo economico, che a propria volta faceva equazione con benessere sociale.
Era la stessa scuola che presiedette l’attuale Presidente del Consiglio.

Lost, l’isola dei metadati

Si pensava che l’effetto di Lost fosse terminato.
Invece la parabola continua a protrarsi.
Per esemplificare la violazione del diritto/dovere all’accesso dei contenuti su Internet, che parte dalla tematica Sopa-Pipa (le leggi americane che cambieranno il modo di intendere la rete), passa dalla limitazione dei cyberlocker e finirà con Acta, ossia l’accordo anticontraffazione che l’Ue ha firmato a Tokyo e che con ogni probabilità da giugno diventerà effettivo, si cita Lost.
Lo si fa esemplificando: “perché vedersi Lost gratis su Web non è un diritto”, si scrive.
Si sarebbe potuto prendere un contenuto più attuale, alla moda del momento.
Invece si torna sull’Isola, come Jakob ha voluto insegnarci.
Il motivo è uno solo: Lost è la metafora più compiuta del vivere dell’uomo moderno, sfuggita anche ai suoi ideatori.
L’idea è andata oltre, fornendo punti di riferimento, rimandi logici ma soprattutto creando metadati, che lavorando sottotraccia si compongono a produrre visioni laterali al nostro comune modo di pensare.
Che è quello che dobbiamo fare adesso

Apoti

Giuseppe Prezzolini, Leo Longanesi, Indro Montanelli. E anche Paolo Cesarini, meno conosciuto giornalista e scrittore senese, autore di “Italiani cacciate il tiranno”.

Sono stati tutti, e il primo per primo, apoti.
Ossia coloro che non se la bevono.
Che non ci credono a priori.
Che vogliono andare a vedere.
Ma forse anche no.
Importante è non credere e non cedere al potere.

Non tanto quello forte, ma quello più subdolo della comodità, della rinuncia al pensiero critico.

Da che questo paese esiste, e anche da prima, essere apota è il miglior obiettivo che si può dare un italiano.